Training week #68 – Allenarsi in Giappone: cosa bisogna sapere!

/, MMA, Training Week/Training week #68 – Allenarsi in Giappone: cosa bisogna sapere!

Training week #68 – Allenarsi in Giappone: cosa bisogna sapere!

Com’è allenarsi in Giappone?

È indubbio che il Jiu-Jitsu Brasiliano affondi le proprie radici in Giappone. Nell’immaginario collettivo la terra del Sol Levante è quel posto mistico dove tutti vanno in giro in kimono e dove tutti (dal più piccolo al più grande) sono cintura nera di qualche arte marziale. Mi dispiace deludervi, ma non è così…

Ho avuto la fortuna di andare in Giappone diverse volte ed ho avuto il piacere di ospitare nella mia palestra maestri giapponesi, quindi penso di essere in grado di darvi qualche dritta, anche perché il BJJ in Giappone è abbastanza differente da come ve lo immaginate.

Quindi ecco le 7 cose che probabilmente non sapete sull’allenarsi in questa splendida nazione!

 (Attenzione: ovviamente parlo per quella che è la mia esperienza personale e non mi riferisco ai pro. Se la vostra esperienza è stata differente fatemelo sapere!)

 

E’ più rilassante

La cosa che mi ha sorpreso immediatamente è l’atmosfera distesa che c’è durante le lezioni, sono rimasto veramente colpito, soprattutto perché provenivo da tutti quei preconcetti di Dojo comandati da Sensei senza scrupoli che facevano lezioni alla Cobra Kai…

Contrariamente a molte scuole che ho visitato in giro per il mondo, non è necessario inchinarsi prima di cominciare la lezione o prima di salire sul tatami. Non esistono restrizioni sui GI, puoi usare tutti i colori che vuoi e tutte le patch che vuoi, se sei di un’altra accademia sei sempre il benvenuto.

Un’altra cosa che mi ha stupito è che puoi prendere parte alle lezioni praticamente quando vuoi <<Tutti lavorano e tutti hanno una famiglia, arrivare in tempo per seguire la lezione non è sempre così facile>> questo mi disse Takumi Nakaiama la prima volta che mi sono allenato in Giappone a Paraestra Osaka nel 2006. Quindi se arrivi in ritardo non sei obbligato a fare flessioni o burpees.

Fondamentalmente allenarsi in Giappone ha più a che fare con il divertirsi e con lo scaricare lo stress della vita vita di tutti i giorni (vi assicuro che i ritmi giapponesi sono incredibilmente serrati!) e non ha nulla a che vedere con lezioni militaresche dove chi si ferma viene immediatamente richiamato all’ordine.

Guardate le foto che pubblicano sui social: non vedi mai gorilla a petto nudo che mettono in mostra muscoli e sguardi da assassini, è più probabile vedere persone sorridenti che ridono mentre si allenano.

 

Warm-Ups, tecnica e drill sono opzionali

Un’altra cosa che mi sorpreso è il modo in cui sono organizzate le classi.

A differenza delle classi “tradizionali”, che solitamente hanno 30 minuti di warm-up, 30 minuti di tecnica e alla fine 30 minuti di rolling, le lezioni sono molto meno “segmentate”.

È molto probabile che troviate classi di tecnica pura (che includono una parte di riscaldamento molto leggera) seguite da classi di solo rolling. La conseguenza di questo sistema è che le cinture più alte (fondamentalmente dalle viola a salire) si trovano a fare i fundamentals assieme alle cinture più basse, in questa maniera i nuovi imparano dagli esperienzati e gli esperienzati hanno modo di perfezionare le basi. 

Questa è una cosa che ho sempre apprezzato perché oltra al fatto di concentrarsi sul rolling puro si ha la possibilità di allenare i fundamentals in maniera differente. I drill fatti con le cinture superiori hanno sempre un valore aggiunto.

 

Non è così popolare

Un’altra cosa che mi ha sorpreso è che il BJJ non è poi così popolare.

Fatta eccezione di megalopoli come Tokyo ed Osaka che offrono un gran numero di accademie, altre città medio-piccole come Kyoto o Fukuoka hanno poche scuole ed i loro corsi possono avere non più di 10/15 praticanti.

Uno dei motivi principali è che sia l’Europa che gli USA hanno beneficiato e stanno beneficiando enormemente della popolarità dell’UFC. Per quanto riguarda il Giappone invece dobbiamo tornare indietro agli anni 2000, ai tempi del Pride F.C. dove i lottattori più popolari non erano necessariamente delle cinture nere di BJJ, basti pensare a Emilianenko, Sakuraba o Rampage.

Ovviamente molte persone sanno chi sia Rickson Gracie, ma provate a chiedere a dei passanti in maniera casuale cosa sia il BJJ o cosa siano le MMA, vedrete che faranno degli sguardi totalmente persi.

 

Le palestre sono assolutamente “Drop-In Friendly”

Uno degli ostacoli più grandi per lo sviluppo e la diffusione della popolarità del BJJ è sicuramente dato dal fatto che c’è una mentalità molto chiusa.

In Giappone partecipare a classi di team differenti dal proprio è molto comune, vedo tantissimi dei miei amici giapponesi che condividono foto dei loro allenamenti fatti in “altre” palestre e quando scrivo “altre” intendo dire che fanno parte anche di organizzazioni diverse. Qui da noi esistono realtà dove rischi di essere cacciato per il solo motivo di avere messo un “like” ad una immagine di un team che non è il tuo…

Sappiate che se siete in visita in una città e provenite da un altro paese o da un’altra scuola, fare un “drop-in” (ingresso singolo) per un allenamento non è mai un problema.

A proposito! Il termine Giapponese per “drop-in” è degeiko (出稽古). Se lo andate a tradurre vi renderete conto che è un termine utilizzato nel Sumo ed ha il significato di “andare ad allenarsi in uno stabile differente dal proprio”. Quindi ora sarete in grado di partecipare anche ad una classe di Sumo!

 

Il livello medio è molto alto

Sarà pur vero che il BJJ non gode della popolarità che si merita, ma è anche vero che su quei tatami c’è sempre qualcuno con un’esperienza incredibile!

Ogni accademia ha sempre qualcuno che si allena lì almeno dal 1995 e quando tenti di applicargli un berimbolo “new age” lui applica la sua “old-school” e ti spara un knee-slice seguito da un ezechiele…

Inoltre c’è sempre il solito studente magrissimo dalla flessibilità che tende all’inverosimile che vi fa dei contro-berimbolo in delle maniere assurde iniziando a contorcersi e vi prende la schiena anche se l’attacco lo avete iniziato voi.

È anche molto probabile che vi troverete a lottare con qualche veterano di MMA (in Giappone i record di MMA sono strabilianti! Gli atleti hanno almeno 5 volte il numero di match che ha un europeo o un americano). Noterete che non applicano tecniche “strane” o “di moda” ma state certi che si guadagneranno ogni centimetro di spazio che gli lascerete ed avrete l’impressione di avere a che fare con un’anaconda, alla fine regalerete loro un braccio pur di far finire quel supplizio! Quello che mi ha sempre affascinato è proprio la moltitudine di stili che incontri sul tatami, questa mescolanza rende tutto più divertente, l’ultima volta che mi sono allenato a Tokyo ho fatto rolling con un ragazzo che aveva fatto pro-wrestling per 8 anni, vi assicuro che lottare con lui è stato faticosissimo e difficilissimo!

 

Le persone non dicono “Ossss!”

Osu (押忍) è un termine giapponese utilizzato come saluto nelle discipline come il Karate ed il Judo.

Stante a quanto riportato all’interno di Wikipedia Giapponese, dovrebbe trattarsi di una contrazione delle parole ohaiyou gozaimasu (お早うございます), che significa “buon giorno”. Basta prendere la prima e l’ultima sillaba e avrete la parola “osu”.

Però, mentre osu sembra essere abbastanza popolare come saluto all’interno delle comunità di BJJ sia in Brasile che negli USA, qui in Giappone non ha lo stesso effetto… è un po’ come se iniziaste a salutare tutti con frasi tipo <<bella raga!>>. Quello che mi sento di consigliarvi è usare un semplicissimo konnichiwa (こんにちは, “ciao”), a meno che qualcuno non vi dica “ossss!” per primo.

Questo punto non vale per Imanari… lui dice Oss ogni momento… ma lui per i Giapponesi è uno fuori dal coro, quindi non fa testo!

 

Tutti puliscono il tatami

Penso che tutti noi abbiamo sentito di storie che vedevano campioni così poveri che non potendosi permettere di pagare la retta mensile della palestra facevano le pulizie per poter frequentare i corsi.

Ecco, se questi campioni fossero nati in Giappone non avrebbero avuto tutta questa fortuna perché pulire i tatami è un compito che spetta a tutti i praticanti.

Questo compito ha un significato molto importante: che siate cintura bianca o che siate cintura nera tenere la palestra pulita è un compito che spetta a tutti!

Conclusioni

Detto questo vi assicuro che allenarsi in Giappone è un’esperienza meravigliosa. Fintanto che avrete un atteggiamento aperto e vi rendete conto che in posti differenti le cose funzionano in maniera differente, sono certo che vi divertirete tantissimo!

Quindi se avete intenzione di recarvi in Giappone non dimenticate di portare con voi il vostro GI!

 

Se non riuscite ad andare nella terra del Sol Levante vi aspettiamo al BullDogClan, dove facciamo di tutto per riprodurre quell’ambiente sereno e rilassato che ho avuto la fortuna di provare in quella splendida nazione che è il Giappone.

Date un’occhiata ai nostri orari!

 

Condividi!

By |2019-03-16T12:11:20+02:00Marzo 16th, 2019|BJJ, MMA, Training Week|0 Comments

About the Author:

Alessandro Panettieri ha passato la maggior parte della sua vita tra tatami e sacchi. Ha prima imparato e poi ha iniziato a formare atleti, negli ultimi dodici anni ha fatto solo quello. Nel 2004 fonda il BullDogClan, aprendo la prima struttura di Bologna dedicata alle MMA ed al BJJ.